mercoledì, novembre 01, 2017

Editoriale novembre 2017 Quotidie Magazine

Quando si cerca di creare una novità, s’inizia sempre diversi mesi prima per valutare: investimenti, tendenza del mercato, richiesta/gusti del consumatore, probabili feedback positivi/negativi, packaging, gusti di una determinata fascia di consumatore medio, analisi sensoriale sul prodotto prima della messa in vendita e via di questo passo. C’è sempre poi una sinergia molto stretta tra chi lo realizza e vuole risaltare una caratteristica tecnica e i professionisti del marketing con il loro linguaggio corto, immediato e incisivo. Dicono che chi sa “vendere... tratto da Editoriale 2017. Registrazione gratuita e dopo logIn potrete sfogliare la testata www.quotidiemagazine.it

lunedì, ottobre 30, 2017

Intervista multipla a ex Ispettori Corpo Forestale emergenza incendi


Chi fermerà gli incendi? Come ogni anno, puntuale insieme al periodo estivo arrivano gli incendi; ettari ed ettari che vanno letteralmente in fumo e con essi tutto il patrimonio nazionale di flora e  fauna con danni inestimabili. Parchi e specie protette che bruciano. Si possono evitare? A questa domanda non sono in grado di dare una risposta, ma un osservatore attento non può non fare alcune considerazioni: troppo tempo passa prima che si riesca a domare e spegnere un incendio. Perché quest’anno su ogni incendio ci vuole così tanto tempo, mentre negli anni passati anche i peggiori  erano domati in brevissimo tempo? C’è forse un meccanismo che non funziona più come prima o si è inceppato? Non è che per caso si lascia bruciare tutto, perché la burocrazia e le leggi hanno inceppato il sistema di coordinamento durante le operazioni di spegnimento? Non sarà forse tutto connesso allo scioglimento del Corpo Forestale dello Stato? Le attuali inondazioni, per le piogge torrenziali che hanno causato morti e distruzioni, non saranno anch'esse connesse agli incendi pregressi negli stessi luoghi?
Troppe domande che non possono restare senza risposta. La parola quindi ai protagonisti per analizzare con piglio critico quanto accaduto e redigere questa intervista multipla.
Ringrazio tutti gli ex CFS che hanno gridato al mondo la loro disperazione, che vogliono far sapere la verità, che amano “la terra” più della loro stessa vita, pur mantenendo per alcuni, la riservatezza  essendo attualmente in forza in altri Corpi.
GRAZIE A VOI a nome di tutta la redazione.


Evelina Cornelii pilota ex ispettore del Corpo Forestale dello Stato ed oggi in forza al Nucleo Volo dei Vigili del Fuocosu un noto social, così grida tutta la sua rabbia davanti agli incendi: “ Sulmona. Frustrazione, rabbia, queste le emozioni che si provano davanti a un tale scenario operativo. Sono mesi che lavoriamo così. Vorrei urlare la mia rabbia. Non mi sento impotente, questo mi toglierebbe la grinta e la voglia di provarci. Vorrei urlare … SI, a voi che con arroganza e ignoranza, superbia e prepotenza avete lasciato il nostro PAESE in balia di criminali che stanno riducendo in ceneri immensi e meravigliosi territori. A voi che dovreste governare per migliorare il Paese, non per ridurre la spesa pubblica, ma per fare in modo che sia “ben spesa”. Quanto è costata questa estate? Quanta prevenzione si sarebbe potuta fare con questi soldi? Domani, quando non ci sarà più neanche un albero da bruciare, mandate l’esercito; a guerra finita mandate l’esercito: Vi detesto dal profondo del cuore”
“Certo questo commento è uno di quelli che lasciano il segno, a me ancor più perché conosco personalmente Evelina e so bene quanto quelle sue parole le escano dal cuore, ma anche perché la montagna della Majella è una montagna che (se possibile) mi sta a cuore più di altre avendo trascorso in quei luoghi alcuni anni dei miei oramai 5 lustri di servizio.” A parlare è un altro ex ispettore del CFS anche lui per gli effetti della legge n. 124 del 2015 e del susseguente D.lvo 177 del 2016 transitato in altra amministrazione dello Stato.
“Non entro nel merito della riforma Madia, per ovvie ragioni, per quanto non posso esimermi dal definirla una infausta scelta del legislatore ma, mi sia consentito di riportare a riguardo le parole del Segretario Generale del SAP Gianni Tonelli, rilasciate all’indomani dell’Ordinanza n.235 del 16/08/2017 del TAR Abruzzo con la quale il Tar di Pescara ha accolto le doglianze del ricorso contro la militarizzazione degli ex Forestali finiti per legge (e non per scelta) nell'Arma dei Carabinieririnviando gli atti alla Corte Costituzionale.
« Il SAP ha sempre sostenuto che assorbire i Forestali nell’Arma dei Carabinieri (circa 7000 persone) non avrebbe risolto i problemi dell’apparato della sicurezza appesantito dalla presenza di sette amministrazioni, cinque dello Stato, e due degli enti locali. Far passare l’assorbimento dei Forestali nell’Arma, ossia intervenendo su soli 7 mila operatori su un totale di 300 mila, è stato solo un palliativo per spacciare per riforma quella che, in realtà, è una regressione inutile e dannosa. Le motivazioni del TAR di Pescara forniscono la speranza per un annullamento di un provvedimento infausto in cui non sono prevalsi gli interessi del Paese ma quelli campanilistici di bottega, in cambio di nulla osta reciproci finalizzati ad incarichi per il dopo pensione di alcuni vertici. »
Ma veniamo a noi ed a questo periodo di incendi boschivi apparentemente indomabili, che stanno distruggendo ettari di boschi, quasi come contraltare ai Forestali che hanno visto distruggere la loro professionalità di oltre 200 anni di tutori dell’Ambiente.
Certamente questa riforma ha la sua incidenza avendo redistribuito le competenze dell’ex C.F.S. in materia A.I.B. (Anti Incendio Boschivo) ai Vigili del Fuoco (che si trovano a dover fronteggiare non solo incendi di interfaccia come avveniva fino al 31 dicembre 2016, ma anche incendi boschivi e con poco meno di 400 uomini e qualche mezzo in più per tutto il territorio nazionale), creando un caos di competenze non indifferente anche in ragione di Protocolli d’Intesa ed Accordi non sempre siglati nel frattempo con le Regioni, con D.O.S. (Direttori Operazioni Spegnimento), privati di autorità ed autorevolezza, costretti chic to chic a collaborare molto spesso con volontari non sempre esperti, con dipendenti di Regioni, Comunità Montane o altri Enti delegati di cui non hanno cognizione del loro effettivo potenziale e soprattutto senza avere il giusto know how in termini non solo di uomini e mezzi ma anche e soprattutto di diffusione capillare e conoscenza del territorio che era invece tipico delle Stazioni Forestali.
Va precisato, ad onor del vero, che la materia è affidata dalla 353/2000 “Legge quadro in materia di incendi boschivi” alle Regioni. Tale disciplina, che è volta a preservare il patrimonio boschivo della nazione dagli incendi, demanda alle Regioni la lotta attiva contro gli incendi boschivi e soprattutto prevede che le stesse Regioni siano altresì tenute ad approvare un piano di previsione e programmazione delle attività di prevenzione.
Cosa che non sempre è avvenuta/avviene e se in passato era in parte compensato da Protocolli di Intesa con l'ex C.F.S. da quest'anno, complice la riforma Madia, ci siamo trovati in un buco di competenze inconcepibile, non solo ma non si sono previste le opportune e necessarie riorganizzazioni.
Per restare però nell’ambito a me più consono della lotta attiva agli incendi, forte dei miei quasi 25 anni di servizio, ma anche di una vita trascorsa in tale ambito rivestendo varie posizioni e tra le altre non dimenticando di essere stato istruttore/formatore D.O.S. per tanti Forestali d'Italia ma anche di personale Regionale e/o di Volontari di Protezione Civile, oggi appare palese che queste disfunzioni abbiano portato ad una particolare recrudescenza del fenomeno.
Perché possiamo sostenere quanto vogliamo che questa è stat una stagione particolarmente calda e siccitosa ma, dati alla mano possiamo dire parimenti che da un punto di vista numerico gli incendi quest'anno sono quantitativamente nello stesso ordine dell'anno precedente a fronte di una superficie andata in fiamme che ancora a fine agosto è già oltre una volta e mezza quella dell'intero anno 2016. Appare quindi chiaro che la differenza è data dall'estensione degli incendi. Ciò si spiega con le disfunzioni di cui sopra che hanno portato e portano allo svilupparsi di incendi (vedasi il Vesuvio, la Majella, il Monte San Bartolo solo per citarne alcuni) su diversi giorni consentendo così alle fiamme di “mangiare” superfici vastissime di foreste,  piccoli roghi che si trasformano in chilometri di fronti di fuoco.
E' lapalissiano capire che qualsiasi incendio affrontato tempestivamente è poco più di un semplice focolaio, ma la riorganizzazione (o sarebbe più corretto dire, la disorganizzazione) oggi ha portato come primo handicap un ritardo nell'intervento. Basti pensare che prima, proprio per la diffusione capillare del CFS, il D.O.S. riusciva ad arrivare sullo scenario di intervento in un tempo rapido a fronte delle ore, in alcuni casi, giorni rispetto a quanto invece avviene oggi.
A questo si unisce che spesso il D.O.S. non può vantare quella conoscenza del territorio e quindi di come evolvono le condizioni meteo, l'orografia ed il tipo di vegetazione in fiamme, l'esistenza o meno di viali parafuoco, strade di comunicazione, canali o valloni, tutti elementi che pure sono fondamentali per prevedere l'evoluzione delle fiamme e quindi la strategia di intervento.
Va poi aggiunto la difficoltà di coordinare una miriade di attori che intervengono sugli incendi, che spesso dialogano poco o affatto tra loro (frequenze radio diverse, difficoltà a palesarsi muovendosi spesso in totale autonomia, …) con una integrazione quasi nulla.
L’altro problema è la gestione dei mezzi aerei, dove si assiste spesso a direttori di operazioni di spegnimento che fino al giorno prima erano operai in vivai forestali della regione o impiegati amministrativi, chiamati sic e simpliciter a nuove mansioni senza la necessaria formazione, conoscenza ed esperienza.
 Sempre la soppressione del CFS ha portato, inoltre, ad una considerevole riduzione dei mezzi aerei ex CFS che fino allo scorso anno erano impiegati o direttamente sotto C.O.A.U. (Centro Operativo Aereo Unificato del Dipartimento di Protezione Civile) o in forza di convenzione con talune Regioni ed equamente distribuiti sul territorio nazionale, oggi invece redistribuiti tra l'Arma dei Carabinieri ed i Vigili del Fuoco e comunque non tutti impiegabili in attività A.I.B. in quanto in attesa di riconversione dei certificati aeronautici.
 In sintesi, come già detto prima, non possiamo attribuire l'immane disastro ambientale a cui stiamo assistendo quest'anno solo al caldo ed alla siccità, anzi affatto, la causa prima è sicuramente da ricercare nell'incapacità degli Enti preposti ad affrontare una tale emergenza.  Inoltre, un altro grande problema è che in Italia abbiamo un concetto di Protezione Civile intesa solo come organizzazione dell'emergenza quando invece dovrebbe essere innanzitutto: Previsione e Prevenzione…questa sconosciuta!”
E’ proprio  Monia Guadagnoli ex CFS transitata nei VVF  a concludere questa intervista – reportage e a fare questa lucidissima analisi:
"Ho letto un post in cui si chiedevano soluzioni e non lamentele sulla questione emergenza incendi boschivi. All'inizio ho sorriso, fiera dell'appartenenza all'unica forza di polizia che avrebbe saputo contrastare il fenomeno e che un governo inadeguato ha spazzato via con una riforma.. poi, parlando con l'unica persona in grado di farmi ragionare, il mio amatissimo grillo parlante, ho pensato "Perché no?" Perché non dare lo spunto per una soluzione emergenziale magari temporanea, nella speranza di un correttivo normativo? Il patrimonio naturalistico è più importante dei conflitti personali.
Così, intanto, analizziamo il problema: la riforma Madia (patetica) ha distribuito male: funzioni e personale. Funzioni da una parte, personale dall'altra. La direzione delle operazioni di spegnimento (DOS), garantita a livello convenzionale dal CFS veniva svolta capillarmente da personale che conosceva il territorio di giurisdizione come le proprie tasche. Interveniva nell'immediatezza (condizione fondamentale per la riuscita dell'intervento) e coordinava da una posizione dominante tutte le forze che intervenivano sull'incendio (flotta aerea, squadre a terra, protezione civile). Gli incendi non assumevano dimensioni epocali e la loro durata era contenuta. Alla fine dell'intervento, il sito era monitorato per scongiurare eventuali riprese. I VVF svolgevano brillantemente la loro opera concorsuale con le squadre dedicate alla boschiva, senza impoverire quelle dedicate al soccorso tecnico urgente. Il loro ROS (Responsabile delle Operazioni di Soccorso, coincidente con la figura del caposquadra VF) gestiva in soccorso solo la parte relativa all'interfaccia.
La situazione oggi è drammatica. I DOS sono diventati VVF e sono insufficienti. Si dividono i compiti con i ROS, che arrivano sull'incendio insieme alla squadra per lo spegnimento e dalla quale non possono staccarsi per avere un quadro generale della situazione. Dovrebbero, da una posizione sfavorevole, coordinare le squadre a terra: Quali?
La Protezione Civile viene allertata di rado, un po' perché le procedure di richiesta sono farraginose, un po' perché davvero il ROS - caposquadra - non ha la possibilità di staccarsi dalle operazioni di spegnimento quel tanto che basta per avere una visione di insieme ed eventualmente attivare il DOS provinciale (figure disponibili in numeri irrisori, e spesso impegnati altrove) se ritiene sia necessario un intervento aereo.
Il DOS arriva con tempi troppo lunghi per un contenimento efficace, non conosce il territorio, lavora in effemeridi e finito l'intervento se ne va. La ripresa dell'incendio diventa cronaca di una morte annunciata.  
Altro inciso va fatto sulla figura del ROS (quel caposquadra che dovrebbe coordinare lo spegnimento a terra) il quale, assolutamente competente sullo scenario di interfaccia (incendio che lambisce le abitazioni), poco sa delle dinamiche del fuoco in relazione al combustibile vegetazione. Gli incendi, improvvisamente aumentano di numero, assumono proporzioni ciclopiche, durano giorni invece di ore. Intanto i Carabinieri Forestali vengono dotati di dispositivi di protezione individuale per intervenire su fuochi di piccole dimensioni. Siamo alla follia. Siamo allo sfruttamento mediatico delle buone intenzioni. Che ce ne facciamo di due ex CFS con un flabello sulle fiamme? Due persone in più da tutelare per i VVF già piuttosto impegnati; di responsabilità penali si parla. Allora, l'unica cosa da fare sarebbe restituire agli ex forestali quello che sanno fare bene. Non spegnere, ma dirigere le operazioni di spegnimento guardando lo scenario da una posizione panoramica sulla quale arrivare in tempo reale per conoscenza del territorio, dato che i presidi sono rimasti e i comandi stazione sono attivi; tutto tornerebbe alla normalità. Ex CFS coordina, VVF boschiva spegne, ROS dirige in interfaccia e Protezione Civile sempre presente.
NO, Signori.. in questo modo le Istituzioni sottotitolerebbero il fallimento politico che ha portato al disastro ambientale (che non si esaurirà con la fine della stagione AIB - non spiegherò qui gli effetti degli incendi sulla stabilità idrogeologica). (1)
Le Istituzioni coinvolte dovrebbero dire: "Scusa cara Madia, ma che me ne faccio di 7000 forestali se poi non possono intervenire nella direzione dell'antincendio, visto che l'hai dato ai VVF che non arrivano con i numeri?" Ecco, caro amico che chiede soluzioni e non lamentele. Le Istituzioni e la politica (non tutta grazie al cielo) bloccano soluzioni ovvie per non dover ammettere le proprie colpe e la propria ignoranza. Ma una parte di politica, quella sana, sta combattendo contro questo scempio. Vedi, caro amico, l'uomo che sussurrava ai cavalli (come dici tu) riusciva a curare quello che i benpensanti avrebbero ucciso.."  

NOTA
(1)  Gli effetti si sono visti purtroppo il mese scorso a Livorno dopo questa intervista.  

La Direzione e la Redazione ringraziano per il materiale fotografico fornito:
Antonio Di Lizia
Antonello Venditti
Danilo Sorrentino
Giovanni Misceo


domenica, ottobre 22, 2017

Analisi sensoriale 1 livello Pizza e pane



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venerdì, ottobre 13, 2017

Infezioni intossicazioni tossinfezioni alimentari Quotidie Magazine



Un’adeguata valutazione dei potenziali effetti avversi associati all’alimentazione porta necessariamente a una corretta definizione di sicurezza e di rischio tossicologico.
La sicurezza (safety) è definita come la certezza pratica che l’uso di una sostanza, in specifiche condizioni e modalità d’impiego, non provochi un danno.
La valutazione del rischio è la caratterizzazione scientifica e sistematica degli effetti avversi sulla salute che derivano dall’esposizione dell’uomo ad agenti o a situazioni dannose. La terminologia inglese più propriamente utilizza che indica il pericolo è hazard rilevando come il rischio tossicologico sia il prodotto di un “azzardo” (evento pericoloso) per la probabilità che accada. La probabilità è quindi funzione sia dell’esposizione (fonte e via di esposizione) sia della suscettibilità individuale (differenze nel metabolismo, età, risposta immunitaria, stato di salute, ecc.).
E’ chiaro che gli alimenti non sono esclusi anzi il loro potenziale rischio consiste nel fatto che molte problematiche siano sottovalutate soprattutto quando si parla di proliferazione microbica indesiderata e incontrollata.
La qualità degli alimenti può essere valutata sotto... continua previa registrazione gratuita e dopo LogIn nella sezione ARGOMENTI - TECNOLOGIA- LEZIONE DI ARTE BAINCA N. 25 www.quotidiemagazine.it

Reportage Intervista a ex Ispettori CFS sugli incendi boschivi - Quotidie Magazine ottobre 2017



Un reportage direttamente dalla voce di ex ispettori del Corpo Forestale dello Stato

Chi fermerà gli incendi? Come ogni anno, puntuale insieme al periodo estivo arrivano gli incendi; ettari ed ettari che vanno letteralmente in fumo e con essi tutto il patrimonio nazionale di flora e  fauna con danni inestimabili. Parchi e specie protette che bruciano. Si possono evitare? A questa domanda non sono in grado di dare una risposta, ma un osservatore attento non può non fare alcune considerazioni: troppo tempo passa prima che si riesca a domare e spegnere un incendio. Perché quest’anno su ogni incendio ci vuole così tanto tempo, mentre negli anni passati anche i peggiori  erano domati in brevissimo tempo? C’è forse un meccanismo che non funziona più come prima o si è inceppato? Non è che per caso si lascia bruciare tutto, perché la burocrazia e le leggi hanno inceppato il sistema di coordinamento durante le operazioni di spegnimento? Non sarà forse tutto connesso allo scioglimento del Corpo Forestale dello Stato? Le attuali inondazioni, per le piogge torrenziali che hanno causato morti e distruzioni, non saranno anch’esse connesse agli incendi pregressi nei stessi luoghi?
Troppe domande che non possono restare senza risposta. La parola quindi ai protagonisti per analizzare con piglio critico quanto accaduto e redigere questa intervista multipla.
Ringrazio tutti gli ex CFS che hanno gridato al mondo la loro disperazione, che vogliono far sapere la verità, che amano “la terra” più della loro stessa vita, pur mantenendo la riservatezza  essendo attualmente in forza in altri Corpi.
GRAZIE A VOI a nome di tutta la redazione. Continua a questo link www.quotidiemagazine.it  previa registrazione gratuita e dopo logIN nella sezione ARGOMENTI - INTERVISTE

domenica, ottobre 01, 2017

Editoriale ottobre 2017 Quotidie Magazine



Vi è mai capitato di sognare il fuoco? Sappiate che secondo gli psicologi il fuoco, nei sogni, rappresenta l’energia, la passione, la spiritualità. L’incendio poi indica lo svilupparsi di passioni violente, fuori controllo, qualsiasi esse siano: una vera e propria esplosione di rabbia. Molte religioni, tra le quali la Cattolica Cristiana, abbinano al significato di distruzione anche quello di purificazione. Bruciare è inteso come sinonimo di purificare l’anima dai peccati oppure rendere il mondo immune dalle pestilenze e dalla morte.
Anche se non è tempo di bilanci consuntivi, un fatto balza prepotentemente, da mesi, alla nostra attenzione: quest’estate il fuoco non è stato un sogno, ma una certezza. Certamente chi lotta per spegnere un incendio non sta certo pensando al bisogno di purificarsi, trasformarsi, rigenerarsi perché… non lo sta sognando!
Ora ci chiediamo quali passioni forti invasero e bruciarono l’anima o se invece fosse da poco uscito da una seduta di psicoanalisi mal compresa sull’interpretazione dei sogni, chi ha avuto la fulminante, repentina, passionale, purificatrice idea di sopprimere il Corpo Forestale dello Stato. Chissà da quale peccato si doveva purificare! In ogni modo, ora, per qualche fulminata idea di qualcuno, il CFS non c’è più e con loro non ci sono più gli uomini che erano stati addestrati per... tratto da Editoriale 2017 Quotidie Magazine previa registrazione gratuita e dopo logIn www.quotidiemagazine.it

giovedì, settembre 28, 2017

LINE il pane innovativo con quinoa e foglie di quinoa 2017

Four years have passed since the FAO proclaimed 2013 the year of Quinoa, annual herbaceous plant of the Chenopodiaceae family – such as spinach or beet – but also a plant of biodiversity, already venerated by Inca as a sacred plant cultivated by over 5000 years on the stony highlands of the Andes at altitudes between 3800 and 4200 meters. But some people in Italy had already gone through the times, presenting in 2009 the Quite line, the first quinoa bread made by Simona Lauri, Matteo Beretta and other young artisan bakers... Please read here http://stylux.net/magazine/en/2017/09/28/line-quinoa-bread-hug-world/

martedì, settembre 26, 2017

Food in black

Quando il business e la moda hanno permesso di violare leggi nazionali ed europee. Prestate attenzione che non vi venga servita una farina, o una pizza nera con il carbone vegetale E153 o un pane nero. La moda in questo caso è pericolo, sofisticazione alimentare e danno per la salute. Intervista fatta da Fabio Abati all'Agente scelto Piero Nuciari su QI agosto - settembre 2017 pag. 24 http://www.mixerplanet.com/RIVISTE/Qualitaly/100/

mercoledì, settembre 13, 2017

Dott. Ceccaroli Geo Primo Dirigente Polizia di Stato - Quotidie Magazine




Nonostante gli innumerevoli interventi fatti dalla Polizia Postale nelle scuole, molti ragazzi e adolescenti utilizzando con estrema superficialità i social non valutando l’ipotesi che, ciò che scrivono o condividono sui propri profili/bacheche, possa rappresentare un reato. Questo vale anche per molti adulti che, con estrema superficialità, postano sempre e ovunque le foto dei figli minori magari con nome, cognome e indirizzo rendendoli immediatamente identificabili. Ho chiesto delucidazioni al Dott. Geo Ceccaroli Primo Dirigente della Polizia di Stato il quale ha chiaramente espresso le problematiche. Pensateci prima di pubblicare su di un social. L'intervista la trovate sulla testata sfogliabile Quotidie Magazine nella sezione ARCHIVIO 2017 SETTEMBRE previa registrazione gratuita e dopo logIn a questo link www.quotidiemagazine.it

Il 90% dei ragazzi ha un profilo su un social ma nessuno sa cos’è la policy. Aprono profili pubblici e condividono con estrema superficialità foto che ritraggono compagni (soggetti minori) magari lasciandosi andare a commenti non proprio lusinghieri. Quali consigli potrebbe dare e soprattutto cosa si rischia a condividere e trarre dal web foto che ritraggono soggetti minori?
Viviamo in un mondo in cui tutto deve essere facile, veloce e a portata di mano. Non digitiamo più le password perché le facciamo memorizzare dai nostri dispositivi, accediamo ai nostri spazi web con semplici App che ci danno tutto e subito. I social network ci offrono tutta l’interazione e la notorietà di cui abbiamo bisogno senza chiedere alcun apparente compenso. Immagini e video sono alla portata di tutti e ciò che “va di moda” è generalmente superficiale. Basti pensare a quanti soggetti, anche giovanissimi, aprono canali Youtube divenendo popolari in pochissimo tempo.
In questo scenario, dove tutto sembra libero e consentito, i giovani danno per scontato che possa essere pubblicato sui social qualsiasi cosa, esternando liberamente i loro pensieri, idee, apprezzamenti e aspettative.
Durante gli incontri con i genitori, gli educatori e gli insegnanti, la Polizia di Stato invita sempre a seguire i figli ultra tredicenni nella prima fase di registrazione degli account social, anche al fine di aiutarli nella comprensione dei relativi termini d’uso. Le policy dei social network, pochi sanno, impongono il divieto di utilizzo da parte di minorenni che non abbiano compiuto i tredici anni; regola ampiamente disattesa.
Tuttavia, spesso l’accettazione dei termini d’uso diventa solo una formalità che passa in secondo piano e che, peraltro, non ha valore legale poiché il minore non può sottoscrivere contratti, non avendo la capacità di agire giuridicamente.
Gli stessi genitori sono disincentivati dal pubblicare sui vari profili social le foto dei loro figli, anche perché spesso diventano motivo di discordia nei casi di separazione per l’arbitraria pubblicazione delle immagini del minore da parte di uno degli ex coniugi.
In relazione alla superficialità dei contenuti, si riflette sul fatto che i giovani, come molti adulti, non sono stati preparati al Web 2.0. e non sono stati abituati a scrivere pubblicamente sentendosi, quindi, liberi di interloquire con gli altri in Rete come lo si sarebbe fatto nel cortile, al bar o durante una partita di calcio. Anche a causa di questa inadeguata competenza, rispetto alla potenza dello stesso strumento utilizzato, le denunce per diffamazione e per il trattamento illecito dei dati personali sono aumentate notevolmente con lo sviluppo dei social network.

Quali consigli può dare a tutti i fruitori dei social (ragazzi e adulti)?
Ogni attività internet pubblica può avere conseguenze sia sul piano della sicurezza dei dati, sia su quella personale, sia sulla reputazione propria e altrui, esponendo l’utilizzatore a vari rischi, anche di natura giudiziaria. La velocità e la semplicità con cui s’inseriscono i contenuti in rete poco si conciliano con i tempi necessari per valutare gli effetti delle nostre azioni ed è opportuno allenarsi in quest’abilità.
Leggere preventivamente i termini d’uso di un determinato social network ci permette di essere adeguatamente informati su ciò che si può e non si può fare; utilizzando gli strumenti per la sicurezza previsti nei relativi portali internet, è possibile evitare intrusioni da parte di terzi; adottando un atteggiamento prudente con gli utenti sconosciuti è possibile evitare adescamenti o incappare in trappole informatiche; personalizzando selettivamente le impostazioni della privacy, si eviterà di esporre il proprio profilo ai rischi del web.
Dopo aver prestato attenzione alla sicurezza passiva, è bene essere lungimiranti e riflettere bene su ciò che s’intende manifestare di noi al grande pubblico della Rete perché ogni giorno si costruisce la nostra web reputation e si concorre a costruire quella degli altri.